sabato 18 giugno 2011

Separazione.



Mi sto separando.
La parte destra del mio corpo si sta pericolosamente abbassando, come quando avvicini troppo una candela al calorifero. Lentamente.
La parte sinistra si sta staccando, a poco a poco. Alle volte sento che se ne va, lasciando un vuoto in mezzo. Mentre questo processo avanza, accadono cose.

Oggi è entrato in ufficio un giovane, poco meno che trentenne. Portava una camicia a quadri, di quelle che vedo molto in giro di questi tempi, jeans sdruciti, un neo importante sulla mano destra. Si è seduto sulla sedia ospiti, che un giorno o l’altro getterò in un altoforno, una volta di similpelle rossa e ora grigia. 
Questo ragazzo aveva una riga in mezzo, di quelle che ti fanno venire i nervi. Una parentesi graffa capovolta che nessuno aveva chiesto di vedere. L’inizio non è stato dei migliori. Mentre il resto, poi.
Apre la bocca:
Riga: “cercavo un lavoro qui da voi.”
Io: “al momento non abbiamo in programma assunzioni”
R.: “ho portato il curriculu”
I.: “m. lo mettiamo agli atti. Se dovesse servire, in futuro. ma comunque, al momento, è assai improbabile”
R.: “sono quasi diplomato”
I.: “bene”
R.: “se chiamate al cellulare scritto sul curriculu, e non rispondo io, potrebbe essere Michela. Lasciate detto a lei per il lavoro”
I.: “lo riferisco a chi di dovere”
R.: “ma qui avete i bagni?”
I.: “abbastanza”
R.: “fuma?”
I.: "chi?"
R.: "lei"
I.: “no”
R.: “e quindi non vi serve nessuno?”
I.: “no”
Ed esce.

Dopo 10 minuti mi chiamano all’interno. “Hai visite”.
Entra il tipo di prima. Stavolta è pettinato, perché una bava di gelatina ha piallato la riga verso la nuca. Ha un giubbetto di jeans nero sulle spalle. Sotto c'è la stessa camicia a quadri. Gli stessi pantaloni. Ora indossa un paio di rayban goccia. Il neo è sempre là. Ha un paio di cuffiette nere di lettore mp3 nelle orecchie.
Si siede. Mi guarda. Lo guardo.  Si schiarisce la gola. Fa una voce un po’ più cavernosa.
Riga2: “è passato mio fratello, poco fa”
Io: “si. dica”
R2: “cerca lavoro. È un bravo ragazzo. Se lo potete aiutare. Io garantisco per lui”
I.: “certo”
R2: “è quasi diplomato”
I.: “si, l’ho saputo”
R2: “ma, c’è qualche possibilità?”
I.: “non credo”
R2: “nessunanessuna?”
I.: "come dicevo a suo fratello, al momento non assumiamo"
R2: "mio fratello è un ragazzo padre"
I.: "capisco"
R2: "non si commuove?"
I.: “le serve qualcosa?”
R2: “qui si può fumare?”
I.: “no”
R2: “vabbè, tanto lei non fuma”
I.: “eh già”
R2: “eh già”
I.: “mi saluti suo fratello”
R2: “ah, si. Mio fratello”

Mi fa l'occhiolino e va via.
Ed io riprendo a separarmi.

12 commenti:

  1. evvabbè
    fai uno sforzo e assumili tutti e due, ma a progetto
    tanto poi si faranno licenziare da soli

    :-)

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  2. se il tuo lavoro è sempre così, è bellissimo.

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  3. ...Maaaa Kevin Pancetta...?! :)
    Un giorno lo farò anche io un colloquio così, col curriculu scritto a mano però, e truccata come una troia...Ah no...L'ho già fatto...M'hanno assunto...Senti,il tipo mandalo a fare domanda di lavoro al Carrefour!

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  4. Non ho colto se la separazione è reale o metaforica. In ogni caso distinti saluti.

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  5. Racconto geniale.L'ho gradito molto.

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  6. Non è che potresti assumere me, invece?
    Io neanche fumo.

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  7. Se non si fuma come pretendi di poterlo assumere?

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  8. @ itsas: devo pensare al progetto, quindi.

    @ ciku: il mio lavoro è sempre così.

    @ inceins: Carrefour qui non c'è, come faccio?

    @ benzina: metaseparazione basta? cordialità. (mi hai fatto molto ridere)

    @ vitamina & kermit: obrigado.

    @ cybsix: mandami un cv. e inizia a fumare.

    @ ragno: devo smetterla di pretendere.

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  9. Io l'avrei assunto solo per licenziarlo subito dopo. Si sappia! ;)

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  10. Se non fosse stato per la riga lo avreste preso, vero?

    (non ho capito se fumi però)

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