martedì 13 novembre 2012

Dita





22.09.2011
Avrei barattato il mignolo della mano destra in cambio della voce di Billy Idol. Non tutta. Mi sarebbe bastato saper dire “drink”, come lo pronuncia lui in Dancing with myself.
Alla fine che me ne faccio di un mignolo?
Sulla tastiera del pc utilizzo solo gli indici.
Applaudo sbattendo le prime tre dita sul palmo della mano opposta. Quindi il mignolo è sacrificabilissimo. Il sinistro, meglio ancora.
Non lo uso nemmeno per slide to unlock. Andiamo, il mignolo serve a poco.
A meno che non siate Joseph. Si, perchè Joseph ha una tecnica molto particolare nell’utilizzare le dita. Secondo un suo protocollo, anche se con mani appena lavate, chiunque può toccare qualsiasi oggetto sporco, col semplice utilizzo dei due mignoli, salvaguardando l'igiene del corpo. Come se, appunto, i mignoli non partecipassero alla vita attiva della mano. E lui, coi suoi mignoli, riesce ad alzare oggetti, va da sé putridi, di portata oltre i 20 kg.
Joseph non parla. Ha smesso. Di mestiere è tecnico audio sulle navi da crociera. Un lavoro che odia, ma chi non lo odia? Ebbene, 5 anni fa, mentre smontava un impianto allo stato terminale, in coda ad un raduno trance-polka di ferrotranvieri in pensione, uno sbalzo di tensione lo ha lasciato per 7 secondi a vibrare sul pavimento della Sala Orchidea, in pieno Oceano Indiano - direzione Mauritius. Terminata l'esperienza extracorporea, Joseph si è rialzato, ha tolto un po' di segatura dal suo parka e si è allontanato, fendendo il piccolo gruppo di fasulli che si era creato intorno alla sagoma fumante del risorto, mentre la strobo continuava nel suo infame lavoro.
Da quel giorno, Joseph ha cessato le comunicazioni col mondo esterno.
Fischietta.
E fischietta solo Shout, dei Tears for Fears.
Ad esser pignoli, ferma il refrain a “i can do without...”, lasciandoti col dubbio che quel sospeso non si concluderà mai. E resti con quel “c’mon” fermo, sull'epiglottide.
Non ho mai capito se fischietti quando è felice, perchè Joseph non ride mai.
O quando è triste. O quando è indaffarato.
Comunque vada, quando meno te l'aspetti, parte il pezzo, un sibilo che attraversa gli incisivi e si adagia, comodo, nei tuoi timpani.
“Joseph”, gli faccio “Film Bianco da me e poi in chat?”
Cenno.
La notte, alle volte, col nick ahiMaria, navighiamo nei social adescando bolsi ragionieri sposati. Alcuni implorano l'indirizzo di casa, altri fanno i poeti, i più avanguardisti minacciano il suicidio. AhiMaria è sprezzante nei commenti, molto aggressiva, estremamente mascolina. Sarà perchè è un uomo. Ma piace molto.
Questo passatempo è l'unica cosa che diverte Joseph. È rapidissimo nel digitare frasi acute, al limite del minaccioso. Riesce a prevenire la reazione dell'interlocutore invisibile. Inserisce un rametto di liquirizia tra i denti come fosse un toscano ammaccato, e batte ferocemente le sue dita, mignoli compresi, sulla tastiera nera, nella stanza nera, della casa nera.
Io lo osservo ammirato.
Dopo un po' sputa la radice, si alza, prende il parka e va via sbattendo la porta. E pensare che ci troviamo a casa sua.
Non sai se rivederlo dopo un'ora, un giorno, un anno. Joseph non avvisa. Dà tre colpi al citofono, e sai che è lui.

03.01.2012
Joseph oggi ha un livido su un braccio e lo sguardo basso. Ignoro cosa gli sia successo. Uno spintone in metropolitana. Un commento sbagliato su Hendrix. Non so. 
Casa sua è un coacervo di stracci, chitarre scordate, bollette dimenticate, minacce di creditori. E una lettera di incarico per una crociera di metà gennaio. Lazio, Toscana, Costa Azzurra, merda varia. Midi files in sequenza casuale, tremila euro in contanti, neri e subito, alcool. Un altro viaggio inutile.
Benestanti bronzei di melanoma ed entusiasmati pleonasmi umani a galleggiare con lui. È che le pagano troppo bene, le settimane di lavoro sull'acqua. Joseph le passa tra uno spinotto e uno spinello, watt e volt. Sguardo basso e mani all'opera. Conosce tutte le calzature degli ospiti. Espadrillas a febbraio, pvc infiammabili, sneakers da un rene e mezzo. Ma le facce, quelle no. Non le reggerebbe.
Prendiamo un thè, amaro. Parlo solo io.
Lui, come al solito, è di spalle, alla credenza, che fa finta di pulire fornelli mai adoperati. Questa volta non vuole partire, lo so. Piange. Vado via.

13.01.2012
“Alle ore 22,35 è partito l'allarme. La Concordia, verso le 21.40, ha violentemente speronato una scogliera a circa 500 mt dalla spiaggia dell’Isola del Giglio. Si è inarcata sul lato destro. I 4000 passeggeri hanno raggiunto le scialuppe di salvataggio con notevole difficoltà. I soccorsi sono stati attivati a partire dalla 23,00. Le squadre hanno recuperato, al momento, 18 corpi. Il numero dei dispersi è di 120 unità”

29.01.2012
“Nessuna speranza di trovare superstiti all'interno della Concordia, adagiata su di un fianco nei pressi dell'Isola del Giglio. Sale dunque a 30 il numero dei morti, mentre mancano all’appello 3 dispersi. Si tratta di 2 turisti ed un membro dell'equipaggio, un tecnico del suono”

20.09.2012
Le mattine sono sempre uguali. Ora seguo i principi del feng shui. Lo specchio è nell'altra stanza. La testa sta a nord-est e le piante a sud-ovest. La casa non è più nera. L’analista mi ha consigliato di dormire nudo. Ma io non dormo più. Un caffè insignificante in una tazza sbreccata. Ho lasciato crescere i baffi. Non piacciono a nessuno. Ecco perché li ho lasciati crescere.
Oggi ho un colloquio, ma so che chi mi siederà di fronte avrà passato la notte fumando crack, o leggendo Coelho, e non so cosa gli faccia più male. Prendo le chiavi dal mucchio di carabattole distese sulla mensola penzolante, all’ingresso. La confusione depositata si adagia su di un fianco come percolato in una discarica mal progettata. Apro la porta mogano sbiadito dell'ingresso e metto un piede sulla crosta terrestre. Squilla il telefono di casa. Non squillava da mesi. Avevo anche dimenticato la suoneria. Alzo la cornetta. Dieci secondi di silenzio. E poi, dall'altra parte, un fischio. Shout, Shout, let it all out, these are the things I can do without…
E poi silenzio.
Clack.

Figlio di puttana.

15 commenti:

  1. è da clap clap.
    ma forse lo sai.

    comunque l'unica vera funzione del mignolo... perlomeno del mio mignolo, è che entra perfettamente nell'orecchio.

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    1. sì, di solito non sturo orecchie a pagamento... per quanto non ci sarebbe niente di male: c'è chi stura ben di peggio!

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  2. cavolo, per un momento ci son rimasta male. bravo aldimari! (però umm... i baffi... cioè, non so. se c'è anche della barbetta attorno van bene ma da soli... umm. son perplessa)

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    1. Da queste parti c'è barbetta.

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    2. meno male (che sai nuotare)

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  3. Trovo tutto ciò una meraviglia. Sarà per l'affinità con i baffi alla Poirot, spuntatimi inaspettatamente una mattina quasi senza preavviso.

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    1. Si, capita che non ci sia preavviso.

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  4. ho sempre avuto amici molto silenziosi, ma il fatto che possano fischiare quella canzone, impazzisco! ;) ok, anche i baffi, sono il segno di un pennarello che sfugge, perciò..

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  5. I baffi, ovvero il mio nodo gordiano.

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    1. E' una parola giapponese che vuol dire "ora tua moglie ha una scusa valida per spostare continuamente i mobili per casa"

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  7. i mignoli (o almeno uno dei due) servono essenzialmente per grattarsi e stuzzicarsi dentro alle orecchie.

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    1. Sull'utilità nel grattarsi ho qualche dubbio.

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  8. Ciao carissimo!
    Tornerò a leggerti con più calma, ma adesso non potevo non venire a ringraziarti per la bella sorpresa che mi hai fatto venendo alla mia presentazione di Pescara. Sono stato felicissimo di conoscerti!
    Un grande abbraccio! :)

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