domenica 12 febbraio 2012

2054


Sono troppo vecchio. Ho le ciabatte in fibra di titanio, la dentiera in kevlar con canini autonomi. Una vestaglia a scacchi disegnata da Oceano Elkann, tanto calda quanto sgargiante. Fumo la mia Chesterfield 7.0 della giornata e sorseggio un punch all’iride di cerbiatto. Nella CorneaPhTv non è ancora iniziato “Chi vuol essere vivo?”. Oggi tolgono l’ipotalamo a un nigeriano e sparano in bocca alla valletta dislessica. Puntata da non perdere.
Fuori il cielo viola si copre di nubi. Sono le nove e 109 del settimo giorno dell’Anno del Coniglio. Le adunate del mattino sono terminate senza problemi. Il tecnogatto mi guarda spaventato, nascosto dietro all’impianto di areazione della casa. Gli getto alcune crocchette di angostura modificata. Mi guarda, assaggia, e stramazza al suolo. È il terzo gatto che perdo, oggi. Meno male che stasera c’è la raccolta differenziata degli animali elettrodomestici.
Il piccolo Barack III, nipote di mia figlia, arriva di corsa nella stanza. Ha lo sguardo vispo dei marmocchi di quell’età. Frequenta l’Ipnoscuola da 4 anni. È il primo della classe. L’altro giorno ha fatto a pugni con Sant’Agostino. Non è la prima volta che si trova in mezzo ai guai per difendere i Manicheisti. È il mio nipote preferito. Si avvicina di soppiatto, mi tocca la spalla e mi fa: “Nonno alla n?”.
“Dimmi, tesoro”.
“Fuori fa freddo. Genitrice dice che una volta, con queste temperature,  sarebbe caduta la neve. Che cos’è la neve?”
Lo faccio sedere sulle mie gambe nuove. La stufa a midollo non riesce a scaldarmi abbastanza. Mi schiarisco la voce col punch, e  racconto.
“Tutti attendevano che succedesse qualcosa, in quel 2012. Si aspettava con ansia il 21 dicembre. Ma quel giorno scadde solo la mia confettura di albicocche. La fine del mondo c’era già stata il 10 febbraio. Eppure qualche segnale di eventi infausti c'era stato. Sebbene ci trovassimo in pieno inverno, sebbene ce l’avessero detto da 2 settimane, sebbene i telegiornali dell’epoca non parlavano d’altro, quel giorno nevicò. E la neve, pensa, coprì le strade. E gli alberi. E gli ombrelli di chi camminava. La tv mostrava La Grande Città appena imbiancata, dimenticandosi di intere regioni completamente isolate. Scendemmo in strada. Passeggiando per le vie, la situazione era chiara: se una città aveva 24 consiglieri comunali, c’erano 24 strade pulite. Se ne aveva 30, 30 erano i percorsi che avevano visto lo spalaneve, e così via. Algebra urbana.
Alcuni temerari privati provavano a spalare 4 metri di neve, ma ne venivano sepolti. Poi, come in un videogame, erano sostituiti da un altro cittadino, e poi un altro, e poi un altro ancora, senza neanche bisogno di insert coin. Dovemmo attendere la primavera per piangerne gli intatti corpi, avvolti in inguardabili pile e con gli iphone ancora in funzione.
Le altre persone, non sapendo cosa fare, optarono per due scelte.
Alcuni, infreddoliti, si chiusero nelle loro case e iniziarono ad aggiornare le proprie bacheche sui personal computer, fino a spellarsi le dita, scrivendo che faceva freddo, che nevicava molto, che avevano il balcone pieno di acqua ghiacciata semisolida. Lo scrivevano su facebook. Ricordi facebook? Quel social network che nel 2015 implose, portandosi dietro di sé 100 yottabyte di stronzate photoshoppate e l’oroscopo di Breszny? Proprio quello.

Altri salirono sulle loro automobili alte e rumorose, definite Sport Utility Vagon, e si incamminarono lungo le strade innevate della nostra penisola, passando al fianco dei viandanti ingobbiti, sghignazzando, con la faccia di chi ha la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, quel giorno, dal concessionario. Erano decine di migliaia. Tutti in fila, rombanti. Qualcuno racconta di aver visto il lungo corteo perdersi nei boschi, attirato dal canto di un V6 TDI da 240 cv, per poi scomparire nel nulla in una nuvola di nafta. Non li trovarono mai più. E non mancarono a nessuno.
Poi finì tutto. E ci risvegliammo, infreddoliti.  
Che roba, la Nevicata del ’12.”

14 commenti:

  1. Grande Ettore! Mi hai emozionato.

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    1. perché voglio dover stare attenta quando scendo le scale.
      voglio mettermi due paia di calze e sentire cric croc quando cammino sul marciapiede.
      voglio alzare la testa al cielo e tirare fuori la lingua prima di ricordarmi che forse, con il cielo che c'è, non è il caso.
      perché voglio prendere la macchina fotografica e fare tutte quelle foto che in situazioni diverse sarebbero pessime e ritrovarmi i guanti incrostati e le dita gelate.

      perché voglio la neve. mi basterebbero due ore. poi, certo, diventerebbe fastidiosa.

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    2. Ha nevicato a Capri e Pantelleria, Jesi e Pineto, Giglio e Varazze, Bergamo e Avellino, Salandra e Ceccano. Orsù, dove vivi Ciku, a Quito?

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  2. peccato, potevi approfittarne per farti una bella polenta con le spuntature

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  3. la nevicata del 12 mi ricordo, mi trafisse una stalattite di 2,5 metri colmo di ghiaccio nitrofluorato...

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  4. Imploderà facebook? Grazie per avermelo detto in anticipo, così non comprerò le loro azioni e posso investire in bond argentini.

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  5. un notevole sperpero di tasti digitati, ma nessuna tredicenne all'altro capo del pc. Perche continuare?

    http://ferroviedellostatoreclami.blogspot.com/2012/02/i-cliche.html

    I clichè emotivi sono 6. E' inutile credere di provare amore più degli altri, dolore più degli altri, hiv piu degli altri.

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  6. Sempre con abominevole ritardo ma leggo sempre tutto.

    Anche solo per il fatto che hai detto che facebook imploderà sarebbe da farti una statua!

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