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lunedì 13 giugno 2011

Uomini che odiano gli uomini


Allora, benvenuti alla nostra settimanale seduta dell’Anonima Blogger. Questa sera è venuto a trovarci un nuovo amico. Prego.

Buonasera, sono Ettore, e scrivo su un blog da oltre 300 giorni.

Ciao Ettore.

Sono alto 1 metro e 79 centimetri. Orgogliosamente spettinato. Un ginocchio mi fa clack, quando tendo la gamba. So muovere le orecchie. Una volta, per cercarmi un’ernia, un medico mi ha indossato, come un guanto. Preferisco il freddo estremo al caldo torrido. Odio le passeggiate in riva al mare. Non bevo superalcolici. Il mio pc mi odia. Sono nato al sud. Ho sempre visto il mare. Non fumo, ma non mi dà noia chi mi fuma di fianco, soprattutto se mi lascia un tiro. Non odio gli ipocriti. Comprendo i falsi. Diffido dei leali. Mastico, soprattutto a sinistra. Ho sempre votato. Sono miope. Ho circa mille anni.

Oooooooooh.

Si, lo so, non si direbbe, ma è così. Eppure gli anni sono volati, credetemi. Nonostante l’aspetto fisico ancora invidiabile, comunque, me li sento tutti addosso. Mille anni non sono facili da portare. Perdi dei ricordi, ti si accavallano gli aneddoti, ti pisci sotto. Hai visto talmente tante facce che non sai più a chi appartengono. Gli altri ti guardano come se fossi appena arrivato, ma non è così.
990 anni fa entravo con mia madre in un negozio di abbigliamento. Ci avvicinavamo al bancone e lei chiedeva alla commessa: “Vorrei una felpa per lui”. Punto. Da lì in poi la giovine deconfezionava 11 magliette, dal vinaccia al giallo limone. La mamma ne sceglieva una e poi in cassa. “Uno sconticino?”. Massì dai, tolte qualche mille lire e via a casa. Oggi, se chiedi uno sconto in un negozio, chiamano subito l’ex sbirro della vigilanza, quello con la celtica tatuata sull’avambraccio.
985 anni fa guardavo i quarantenni. Uomini fatti e finiti. Con prole numerosa. Rughe esponenziali sulla fronte. Cicca di emmeesse ai lati della bocca. Cappello finto pescatore in testa. Autoradio. Genitori irreprensibili. Rigorosi. Oggi i quarantenni che vedo hanno ancora i brufoli.
980 anni fa avrei sorriso nel guardare 4 giovani imberbi cantare “ga el zuv” dentro una 4x4. Oggi mi va solo di allungare il tubo di scappamento fino all’interno dell’abitacolo, foderare i finestrini ed accendere il motore con loro dentro.
Ieri ho sgridato un tipo. Eravamo al supermercato e lui si stava tranquillamente mangiando delle ciliegie, indebitamente prese dalla cassetta esposta. Io gli faccio “Ma non ti vergogni? Prenderti la frutta senza pagarla? “. E lui: “Guarda che sono veramente buone”. Cristo se aveva ragione. Erano veramente buone.

Perché vi sto raccontando tutto questo? Forse perché stamattina, di buon'ora, come noi millenari amiamo fare, sono andato a votare. E, camminando nei corridoi di quella scuola, la stessa che da secoli ospita i miei 64 passi da cittadino ligio, non ho incrociato nessun elettore, se non un vigile baffuto che leggeva Libero, uno scrutatore che palleggiava del libanese nel taschino ed un pincher legato al palo. Allora mi sono seduto sul marciapiedi. Ho bevuto un caffè amaro ed ho inforcato la mia Olanda 26. Ho pedalato a lungo. Poi ho scoperto che, invece, l’affluenza a Peschici, il paese nel foggiano dove nel ’98 furono vinti 63 miliardi di lire al superenalotto, è stata del 13%. Mentre a Fabbrico, il paese di Pergreffi, il 64%. Alle 22.

E con questo cosa vorresti dirci? Ma soprattutto, cosa ci fai qui all’anonima blogger? Qui c’è gente che soffre, sai? Qui c’è gente che da quando c’è facebook non riesce più a scrivere un post, perché gli argomenti se li è fagocitati la F blu. Gente che è costretta a fingersi anonimi lettori del proprio blog per commentarsi. Lo sai questo? Ettore! Diciamo a te. Insomma, che razza di presentazione è mai questa? Tu sei un pazzo irrispettoso ed irriguardoso. Qui ci sono uomini disperati. E poi, cosa sono quelle chiazze rosse sulle tasche dei tuoi pantaloni?

Sono ciliegie.

domenica 19 dicembre 2010

La Foto della Domenica

Il Quiz di Natale


Non è tempo per noi, cantava anni fa un signore con pantaloni di pelle indefinibili ed una dubbia igiene tricologica, che poi andava sempre in un bar a tarda notte mentre il barista dava un colpo di straccio al bancone guardandolo come se fosse uno che piscia seduto, poi il bar è fallito e nel frattempo il cantante è diventato miliardario. Ma sto andando fuori tema.
Non è tempo per noi, dicevo. Aldo Grasso sul Corriere si è accorto che la televisione italiana è forse lo specchio del paese, alla deriva, alle battute finali, come quando in un vecchio telefilm la pellicola iniziava a sgranarsi, ed anche se il cadavere era ancora caldo, i protagonisti facevano una battuta, risatina finale, ah se ti prendo, titoli di coda. Tipo.

Non so se sia davvero al capolinea. Però alcune produzioni sono imbarazzanti.
Quiz: nella foto c'è il frame conclusivo della puntata dell'altro giorno di una soap su C5. L'ho fotografato così, di passaggio. Qualcuno mi spiega:
1. Chi sono questi due?
2. Perchè quell'espressione nei volti?
3. Cosa diavolo è successo?
4. Perchè non c'è nessuno al posto del passeggero?

Alla risposta più convincente, invierò per posta elettronica la Foto della Domenica di riserva (Idea Regalo Natale 2010 parte seconda.jpeg).


venerdì 17 dicembre 2010

Sulle conseguenze di un post, le divergenze femminili e Joe Buck

Nella foto Scarlett Johansson, che non c'entra nulla col post ma gliel'ho promesso  
La colpa è tutta di Emix. Potrebbe sembrare una bella frase da stampare sulle t-shirt, probabilmente qualche parlamentare del PDL l'avrà anche urlata all'indirizzo di Fini. No, non è stato neanche un ritornello di Piazza del Popolo dell'altro pomeriggio. Siete fuori strada.
Questo suo post parlava di un videogame destinato esclusivamente al pubblico maschile nipponico nel quale la console è un vespasiano ed il joystick è il membro maschile. Scusate la volgarità, volevo dire il pene. Insomma, il cazzo.
Il dibattito, variegato ed eccentrico, come tutto ciò che accade da quelle parti, verteva sul fatto che alle donne era praticamente impedito di giocare qualsiasi quadro a questo divertentissimo uretrogame.
Al che, per scrupolo, ne ho discusso in ufficio con l’esercito di donne nullapensanti che popola le candide scrivanie dell’azienda ove presto servizio. Costoro, tra l’esame accurato di una doppia punta ed un'ipotesi comunque xenofoba sul destino di Yara, scrutandomi con la coda dell'occhio, mascarata allungante zero grumi, mi fanno, con la nonchalance tipica di chi ignora il desiderio di eccidi dicembrini del proprio interlocutore blogger: “Ah, la pipì tu la fai in piedi? Tua moglie TE-LA-FA fare in piedi? Mio marito la fa seduto. La DEVE fare seduto, se no, sai...”
No, non so, ditemi, colleghe. I vostri maturi e cazzuti uomini, padri dei vostri figli e portatori sani della virilità casalinga nelle vostre 4 mura, la fanno seduti? Quelli che vedo nei bar bestemmiare contro slot machines succhia salari, questi pizzettati scommettitori di professione, cacciatori di beccacce ed all’occorrenza molestatori telefonici, pregni di sichei, spavaldi e fieri? ”Certo, scherzi. Che non si permettano”.
Poi si è creata, defilippianamente parlando, una contrapposizione tra 3 correnti di pensiero, che hanno amabilmente esposto le loro opinioni sorseggiando decaffeinato e/o ginseng, strette nei loro jackerson da € 250,00 cad.

Gruppo n. 1: Le Repubblicane, alias “quelle che obbligano il proprio marito a farla in piedi”.
A loro non la si fa, loro non sopportano le goccioline ovunque, non devono mai ripulire la tavoletta, non vogliono rimasugli genetici sparsi per il vano. Noncuranti del raggelamento posteriore dei coniugi, esse pretendono che il consorte si sieda, consumi l’atto, verifichi con attenzione l’esaurimento totale del residuo vescicale, e poi si rechi al lavandino, ove, con cura chirurgica, potrà toccare qualunque oggetto con il retropalmo della mano e/o il solo mignolo, che evidentemente è stato eletto dito igienizzato 2010 dalla stessa giuria del “Prodotto dell’anno”. 

Gruppo n. 2: Le Democratiche, a.k.a. “quelle che il proprio marito preferisce autonomamente farla in piedi”
Le signore hanno solo accennato, un lontano giorno di non sappiamo quanti lustri or sono, ai propri mariti la miglior riuscita della minzione accovacciata, ma hanno concesso loro libero arbitrio. Gli uomini ne hanno colto la portata innovativa e progressista ed, entusiasti come chi è riuscito a non vedere un film di Pupi Avati, hanno iniziato a farlo da soli. Eccoli che ogni mattina, con la scusa di non riuscire a manovrare il gigantesco membro che si ritrovano fra le mani, si assettano sullo scranno bianco e lì consumano l’atto. 
Un penny per sapere cosa gli passa per la testa, mentre sono seduti, emuli del loro pargolo unenne o della Zia Teresa.

Gruppo n. 3: Le Liberal, ovvero ”quelle che non se ne fregano nulla, tanto a pulire se ne occupa la signora delle pulizie, anzi la Donna”
Nel mio ufficio ce ne sono un paio così. A loro auguro sempre un Natale pieno di pace, serenità e ragadi.

Come al solito, mi sono ritrovato in assoluta minoranza, accusato, di essere l’untore dell’ufficio, capro espiatorio della loro condizione, ultimo tra gli ultimi.



Al telefono, ove cercavo supporto alla mia posizione, mia sorella mi ha detto che il marito la fa seduto perché è più comodo e fa prima. Mia sorella è una democratica convinta.
Il fratello di mia moglie è single. Mi ha detto che la fa seduto. Non l’ho categorizzato. Non lo chiamerò più.
Ma sono l’unico che la fa ancora in piedi? Dov’è la telecamera?

Ogni tanto mi viene voglia di prendere la mia valigia in pelo di vacca, ficcarmi la mia giacca in nappa a frange ed il mio cappello, ed abbandonare il mio lavoro da lavapiatti. Ma forse quello è Jon Voight.